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I difetti legati ad una gestione dell’ossigeno scorretta

Maurizio Ugliano | Università di Verona

45.00 (IVA incl.)

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Lezioni

1

Durata

40 minuti

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La gestione dell’ossigeno in cantina non si riduce alla semplice protezione dal contatto con l’aria: è un processo che richiede una conoscenza precisa delle caratteristiche del vino, della fase di vinificazione e delle quantità realmente dissolte. Il Prof. Maurizio Ugliano dell’Università di Verona affronta in questo video i meccanismi chimici alla base dei difetti ossidativi e riduttivi, illustrando come vini diversi reagiscano in modo profondamente differente a uno stesso apporto di ossigeno — il concetto di risposta ossidativa — e perché questa variabilità renda insufficiente qualsiasi protocollo standardizzato. Vengono analizzati in dettaglio i meccanismi di consumo della solforosa, la solubilità dell’ossigeno in funzione della temperatura, la criticità dell’imbottigliamento e il ruolo delle tappature, fino alle deviazioni microbiologiche che possono conseguire a una perdita incontrollata di protezione antiossidante.

I difetti da errata gestione dell’ossigeno: meccanismi, criticità e strumenti di controllo

La gestione dell’ossigeno in vinificazione è uno dei temi più complessi dell’enologia moderna: non esiste una dose ottimale universale, né una soglia di sicurezza applicabile indistintamente a tutti i vini. Il Prof. Maurizio Ugliano (Università di Verona) offre in questo video una trattazione rigorosa dei meccanismi chimici e delle implicazioni pratiche legate a un apporto di ossigeno scorretto — sia in eccesso che in difetto — nelle diverse fasi della vita del vino.

La cascata ossidativa e il consumo di solforosa

Quando l’ossigeno entra in contatto con il vino, viene attivato dagli ioni metallici in ambiente acido e genera radicali che reagiscono con gli orto-difenoli. Si formano così orto-chinoni e acqua ossigenata — specie altamente reattive che innescano una cascata ossidativa progressiva e in larga parte irreversibile. Le principali conseguenze analitiche e organolettiche:

  • Consumo rapido di SO₂ libera, con rilascio delle aldeidi complessate
  • Ossidazione irreversibile dei tioli varietali (es. mercaptani del Sauvignon Blanc) già nelle prime settimane di esposizione
  • Accumulo progressivo di acetaldeide e metionale — responsabili delle note di mela ossidata, miele, frutta secca
  • Formazione di sotolone negli stadi più avanzati, con caratteristiche note di curry tipiche degli stili ossidativi

Cruciale è il concetto di risposta ossidativa individuale: a parità di ossigeno somministrato, vini diversi consumano quantità di SO₂ libera che variano anche del doppio — in funzione del contenuto di polifenoli ossidabili, sostanze riducenti, pH e altri fattori non ancora completamente noti.

Le fasi critiche: temperatura e imbottigliamento

La solubilità dell’ossigeno nel vino — circa 8,4 mg/L a temperatura standard — aumenta significativamente al diminuire della temperatura. Questo rende particolarmente rischiose alcune operazioni condotte su vini freddi, tra cui:

  • Stabilizzazione tartarica a freddo: in uscita, il vino è nella condizione ideale per incorporare grandi quantità di ossigeno se non adeguatamente inertizzato
  • Movimentazioni senza precauzioni a temperature di 5–10°C, con apporti potenzialmente ben superiori a quelli di una movimentazione a 20°C

L’imbottigliamento rappresenta la fase di maggiore criticità per la gestione dell’ossigeno totale in bottiglia (Total Package Oxygen, TPO). Le soglie di riferimento:

  • TPO < 2 mg/L: imbottigliamento ben condotto
  • TPO 2–4 mg/L: zona di attenzione
  • TPO > 4 mg/L: condizione problematica, con rischio di consumo di 8–10 mg/L di SO₂ libera e conseguente perdita della protezione antimicrobica

Le cause di TPO elevato includono la curva U dell’imbottigliamento (prime e ultime bottiglie), la presenza di aria residua nei circuiti e variabilità nelle guarnizioni o nei rubinetti di riempimento.

Il difetto opposto: la riduzione

Una protezione eccessiva dall’ossigeno può favorire lo sviluppo di difetti riduttivi, legati principalmente all’accumulo in bottiglia di idrogeno solforato e metilmercaptano, rilasciati da precursori quali:

  • Complessi rame-H₂S
  • Polisolfuri
  • Amminoacidi solforati (cisteina, metionina)

In questo caso, chiusure con apporto di ossigeno leggermente superiore — come alcuni tappi in sughero o micro-agglomerati — possono contenere il fenomeno mantenendo un potenziale redox sufficiente a bloccare il rilascio dei composti volatili.

La misura come strumento fondamentale

Il Prof. Ugliano conclude con un’indicazione operativa chiara: misurare l’ossigeno disciolto in ogni fase della vinificazione è il primo passo per trasformare la gestione dell’ossigeno da empirica a controllata. Le tecnologie disponibili oggi lo rendono accessibile e non costoso. Solo conoscendo i reali apporti è possibile eliminare quelli incontrollati — la causa principale di tutti i difetti organolettici trattati nel video.

La relazione riprodotta in questo filmato è stata presentata ai corsi in aula “Vinidea On The Road” 2026

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