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Il difetto di luce è un’alterazione organolettica specifica dei vini bianchi e rosati imbottigliati in vetro trasparente, causata dall’interazione fotoindotta tra riboflavina, metionina e luce visibile e UV. La Prof.ssa Daniela Fracassetti (Università degli Studi di Milano) presenta un quadro aggiornato e approfondito dei meccanismi chimici alla base di questo difetto — i fotomeccanismi di tipo 1 e tipo 2 — e delle principali strategie enologiche per prevenirlo. Vengono analizzati il ruolo del ceppo di lievito nel rilascio di riboflavina, l’impatto dei derivati di lievito usati come nutrienti, l’efficacia delle diverse tipologie di vetro e dei film plastici protettivi, i coadiuvanti di chiarifica e il contributo dei tannini idrolizzabili e condensati come agenti di protezione fotochimica, con dati sperimentali originali e casi studio su vini spumanti.

Lo stato dell’arte sul difetto di luce: meccanismi di formazione e strategie di prevenzione

Il difetto di luce rappresenta una delle alterazioni organolettiche più specifiche e scientificamente complesse della produzione enologica moderna. Si manifesta nei vini bianchi e rosati conservati in vetro chiaro — le cosiddette bottiglie flint — attraverso lo sviluppo di composti solforati volatili che mascherano il profilo aromatico atteso e introducono note sgradevoli di cavolo cotto, cipolla e uova marce. La Prof.ssa Daniela Fracassetti (Dipartimento di Scienze per gli Alimenti, la Nutrizione e l’Ambiente, Università degli Studi di Milano) illustra un decennio di ricerca sperimentale su meccanismi, attori molecolari e strategie preventive.

Il meccanismo chimico: tre attori, due vie fotochimiche

Il difetto si innesca dall’interazione fotoindotta tra tre elementi chiave:

  • Riboflavina (vitamina B₂): molecola fotosensibile prodotta dal lievito durante la fermentazione alcolica
  • Metionina: amminoacido solforato presente nel mosto e rilasciato durante la fermentazione
  • Luce: fattore scatenante, con lunghezze d’onda critiche a 370 e 440 nm (visibile e UV)

In presenza di luce, la riboflavina si eccita e innesca due percorsi fotochimici distinti:

  • Tipo 1 (condizioni anossiche): la riboflavina eccitata accetta elettroni dalla metionina, generando metionale — che per retro-reazione di Michael produce metantiolo e dimetil disolfuro, principali responsabili del difetto, con soglie di percezione tra 2 e 45 µg/L
  • Tipo 2 (in presenza di ossigeno): la riboflavina produce ossigeno singoletto, forte ossidante non radicalico che attacca metionina, composti aromatici e tioli varietali

I dati sperimentali mostrano che il rapporto stechiometrico metionina/riboflavina nella formazione dei composti solforati può arrivare fino a 6,8:1 — molto superiore al valore 1:1 riportato dalla letteratura degli anni ’80 — confermando il ruolo primario della metionina, spesso sottovalutato.

I fattori che determinano il rischio: dal vigneto alla bottiglia

La concentrazione di riboflavina nel vino finale dipende da una catena di variabili:

  • Ceppo di lievito: la produzione di riboflavina è fortemente ceppo-dipendente, con valori che variano da meno di 50 µg/L fino a oltre 200 µg/L; la soglia di rischio è stimata intorno agli 80 µg/L
  • Derivati di lievito utilizzati come nutrienti: autolisati ed estratti contribuiscono all’incremento della riboflavina nel vino finale, in misura variabile in funzione del prodotto e del ceppo
  • Vini spumanti: la doppia fermentazione e l’affinamento prolungato sulle fecce determinano concentrazioni di riboflavina significativamente superiori rispetto al vino base, con incrementi osservati tra sei e dodici mesi di tirage
  • Ferro e rame: entrambi i metalli di transizione sono coinvolti nella catalisi delle reazioni fotochimiche — il rame in particolare lega i composti solforati solo temporaneamente, con possibile rilascio nel corso della conservazione

Le strategie enologiche di prevenzione

Protezione fisica dalla luce

  • Il vetro ambrato è l’unico in grado di schermare completamente le lunghezze d’onda critiche (370–440 nm)
  • Il vetro verde scuro offre protezione parziale; il verde chiaro e il flint sono privi di effetto schermante
  • Il film plastico arancione riduce la fotodegradazione della riboflavina fino al 16% (vs. 68% in assenza di protezione), ma non garantisce protezione completa per esposizioni prolungate

Riduzione della riboflavina nel vino

  • Bentonite (calcica e sodica): rimozione fino al 60%; efficace ma non completa
  • Carbone attivo (10 g/hL): rimozione circa 70% nel vino bianco, ma non selettivo — rischio di perdita aromatica a dosi elevate
  • PVPP: inefficace sulla riboflavina — da non utilizzare per questo scopo

Tannini come agenti di fotoprotezione chimica

I tannini — in particolare idrolizzabili (acido gallico, tara, tè verde) e condensati (vinaccioli, bucce) — agiscono come competitori della metionina nel cedere elettroni alla riboflavina eccitata. L’effetto è significativo sia in ossigenazione che in condizioni anossiche, con risultati analitici confermati da valutazione sensoriale. Il tannino di tè si è mostrato tra i più efficaci e versatili nei test condotti su più tipologie di vino, senza impatti significativi su amarezza e astringenza a 40 mg/L.

La relazione riprodotta in questo filmato fa parte del progetto “Winemaking State of the Art” by Infowine

Sono appuntamenti formativi dedicati ad approfondire tematiche di attualità e rilevanza per il settore vitivinicolo ed enologico. Ogni incontro affronta argomenti specifici attraverso l’intervento di esperti qualificati, offrendo al pubblico una panoramica aggiornata sullo stato dell’arte delle conoscenze scientifiche e tecniche.

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Lo Stato dell'arte sul difetto di luce

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